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Marco Bani (AgID): La governance dei dati aperti


Alcuni analisti, ritengono che da qui al
2020 a livello europeo il risparmio sui costi per le pubbliche amministrazioni
derivante dall’uso degli open data potrà raggiungere qualcosa come 2
miliardi di euro. Perchè questa cifra sia vero simile ovviamente non basta rilasciare dati ma
servono dati di qualità e naturalmente in questo contesto diventa centrale il ruolo della Pubblica Amministrazione è la Pubblica Amministrazione infatti il
principale data provider che alimenta l’ecosistema dei dati aperti. Per garantire non solo la quantità ma
anche la qualità dei dati è importante definire standard ed in
questo diventa centrale il ruolo dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Di tutto questo abbiamo parlato con
Marco Bani, capo della segreteria tecnica dell’Agid. Cosa vuol dire oggi open data
per la Pubblica Amministrazione e perchè aprire i dati non è più solo un
opzione possibile ma deve essere un’azione strategica? Stiamo vivendo
quella che è stata definita la rivoluzione dei dati ovvero siamo completamente bombardati
da dati attraverso i nostri smartphone attraverso gli altri media e sono diventati una nuova risorsa che in
qualche modo però deve essere anche raffinata e curata per utilizzarla
al meglio. Se utilizziamo la metafora del
petrolio che ci viene in maniera grezza in qualche modo per essere poi utilizzato da noi come benzina o come plastica e poi alla fine deve essere lavorato, anche i dati richiedono una certa elaborazione proprio per far risaltare quello che è il
vero valore aggiunto e il loro arricchimento rispetto al
patrimonio culturale economico e sociale di un paese. Per essere utilizzati dai
cittadini che vogliono in qualche modo usufruirne anche dal lato della trasparenza o dall’attività per creare nuovo valore e nuovi servizi i dati, devono essere rilasciati in una
maniera che poi alla fine hanno un significato. Diventano poi alla fine la gemma di una filiera della gestione del dato che sicuramente la Pubblica Amministrazione in quanto grande produttore di dati, devono conoscere, devono seguire e devono anche promuove. In questo contesto qual’è il ruolo dell’Agenzia per l’Italia Digitale
e quali le priorità per la governance degli open data? L’Agenzia per l’Italia Digitale ha un grande ruolo in questo processo di liberazione
dei dati di rilascio dei dati e di promozione dei dati perchè in qualche modo è l’attuatore del
programma di crescita digitale che è il programma del governo che in
qualche modo parte dal 2014 e arriva al 2020 e ha segnato quali
sono le priorità da attuare nei prossimi mesi, nei prossimi
anni, fra i quali inserisce come piattaforma
abilitante gli open data. Per questo noi abbiamo cercato, insieme anche agli altri attori istituzionali, di promuovere un rilancio di quello che è il
nostro portale nazionale che è Dati.Gov che in qualche modo, ha visto nello
scorso giugno, un rilascio di una nuova versione che cambia anche un pò come vengono esposti i dati, e proprio per velocizzare e rendere anche più dettagliate tutte le informazioni che
riguardano un certo dataset. Sicuramente ora stiamo cercando
di lavorare a livello europeo proprio per permette una sinergia
sempre più completa, sempre più rapida con quello che sarà il portale degli open data europei per fare in modo che i due portali dialoghino in
maniera semplice e rapida e anche significativa. Le linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio
informativo pubblico sono uno degli strumenti con cui supportare le
amministrazioni. Come nascono e con quali obiettivi? Gli obiettivi delle linee guida
sono sopratutto quelle di aiutare e supportare la Pubblica Amministrazione
in quello che è il rilascio dei dati capiamo che non è così semplice un
rilascio automatico di tutto quello che viene prodotto. Soprattutto ci sono anche Comuni ed enti
che hanno magari più difficoltà nel gestire questo rilascio dei dati, avere delle linee guida che permette una omologazione e una omogeneizzazione di come le varie banche dati possono dialogare con il portale degli open data nazionale è sicuramente un aiuto e un supporto maggiore anche di competenze che magari
possono mancare dentro le pubbliche amministrazioni. Quello che vogliamo anche segnalare
e sottolineare è che il dato finale è solamente la
parte di un processo che se arriva un
dato che si può riutilizzare, migliora sicuramente anche i processi
interni all’amministrazione, proprio perché c’è un flusso chiaro di come viene prodotta l’informazione
di come viene gestita, da quale parte arriva, e alla fine c’è come risultato, come conseguenza gli open data. Quindi noi cerchiamo con
le linee guida per la valutazione del Patrimonio Informativo Pubblico di segnalare anche
quali sono i dataset più interessanti che
dovrebbero essere rilasciati ma anche un incentivo a far sì che magari dataset che noi non conosciamo
vengano rilasciati così spontaneamente proprio per
creare questo valore aggiunto che è la qualità intrinseca degli open data. Dati utili e non solo tanti dataset e’ la richiesta che viene spesso fatta
alla Pubblica Amministrazione quando si parla di dati aperti, a che punto è oggi
la Pubblica Amministrazione italiana? Sulla quantità dei data rilasciati, noi siamo in linea con gli altri grandi paesi con i quali possiamo compararci. Quello sul quale possiamo ancora fare meglio e sicuramente anche caratterizzarci, è sulla qualità di alcuni dati. Vediamo che nonostante questo grande numero di rilasci di dataset resi pubblici, non è seguito una serie di applicazioni
o di servizi che si appoggino a questi dati, quindi può essere o una
mancanza di comunicazione sull’importanza di sviluppare valore aggiunto sugli opendata o magari anche la qualità tende a non essere buona e quindi non si possono riutilizzare, e quindi diventano solamente esercizio di stile. Quello sul quale possiamo puntare come Agenzia ma anche i singoli enti
locali e centrali. a suggerire e a cercare di capire e trovare qual’è il valore di alcuni
dataset; vi faccio un esempio che secondo me può essere molto calzante, quando Agid, ad esempio, ha collaborato alla scrittura dell’International Open Data Charter, che è la carta internazionale delle gli open data, un modo per valorizzare e promuovere il ruolo degli open data nella Pubblica Amministrazione quando ha parlato di un dataset che è ancora in pancia a un ministero, il Ministero delle Politiche Agricole, per quanto riguarda i disciplinari dei prodotti agro alimentari DOC e IGP, sono rimasti molto stupiti perchè sanno e comprendevano il valore economico, sociale e culturale, di questo dataset il nostro obiettivo è quello di far
capire il tesoro che hanno le Pubbliche
Amministrazioni nelle loro banche dati e che è necessario che in qualche modo vengono rilasciate e quindi, sia dal punto di vista nostro ma anche
speriamo dal punto di vista dei cittadini, imprese, produttori di
di servizi e di applicazioni, possa venire sempre di più la richiesta di dataset qualitativamente migliori.

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